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Francesca RANDI

"Viviamo in un epoca di transizione, che porta con sé disorientamento, dubbi e angosce. In un epoca travolta dall’incertezza ci si rifugia nel sogno, si cerca di rendere visibile l’invisibile."






"Addentrarsi nell’oscurità, esplorarla, conoscerla; prendere coscienza di un Mondo irrazionale, diverso, nel quale tutte le  coordinate logiche dell’ordinario vengono messe a dura prova, producendo uno scostamento profondo e straniante rispetto al Mondo della luce, del giorno e del manifesto. La Fotografia in questo caso riesce a “tirare fuori” dall’abisso immagini, fantasmi sepolti e occultati dalla mente raziocinante. Una specie di censura perenne, attivata nel momento in cui le nostre palpebre si dischiudono. Ma nel sonno, nel sogno e nell’incubo ecco strani personaggi, ambienti inquietanti, situazioni al limite della follia palesarsi  in tutto il loro mistero. Demoni interiori, messaggi da altre dimensioni, segni premonitori occultati, paure che provengono dalla notte dei tempi e che l’uomo porta in sè per millenni. La Fotografia di Francesca Randi  fa luce nell’oscurità, assetata di conoscenza nonostante la sofferenza che ne può scaturire. E’ quindi dotata di coraggio, curiosità, carattere perché consapevole che il buio è parte fondamentale dell’uomo. E sempre lo sarà. (V.P)


"La mia ricerca si basa principalmente sul concetto di doppio e perturbante. Il Perturbante rappresenta tutto ciò che pensavamo fosse rimosso dalla nostra coscienza, ovvero complessi infantili, traumi, convinzioni personali o pregiudizi. Questo può  riemergere in condizioni particolari, creando una situazione instabile alla nostra identità e generando uno stato di forte angoscia.  Mi considero una fotografa-sognatrice, cerco di decifrare quello che ho sognato, e di ricrearlo attraverso il linguaggio fotografico.  Questi mondi spesso inesplorati diventano dei mezzi inusuali che ci permettono di vedere delle cose sino a quel momento celate. Abbiamo tutti delle parti nascoste e oscure, che non vogliamo vedere perché ne abbiamo paura, è la nostra ombra.  La mia inoltre è una visione fotografica cinematografica e narrativa.
Il mio processo fotografico inizia  dall’onirico, dal sogno/incubo, dall’inconscio.  Tutto questo viene elaborato per associazioni di idee e successivamente trasportato nella realtà attraverso il mezzo fotografico, che però essendo per sua natura doppia, uno specchio oscuro che riflette ciò che vogliamo far vedere, avviene quindi un doppio procedimento.  La fotografia, utilizzando lo stesso linguaggio dell’inconscio, ossia le immagini, favorisce la regressione necessaria per entrare in contatto con il proprio perturbante.
Spesso lavoro attraverso quello che si definisce “automatismo psichico”,  senza censure, come si verifica nel sogno durante la fase REM. Mi addentro nell’onirico, sondo il mio inconscio, per  trarne un processo artistico per poi mescolarlo ad esperienze di vita vissuta e ricordi. E’ un processo piuttosto complesso. Una volta che visualizzo perfettamente la storia che voglio raccontare faccio un bozzetto e annoto la location e gli abiti di scena che deve indossare il personaggio. Quando mi trovo a scattare, lascio entrare un altro elemento importantissimo: la casualità. Dove ci si deve far trascinare da eventi completamente inaspettati che si deve essere pronti a dominare. Inoltre c’è un grandissimo senso d’attesa in tutti i miei scatti. Mi chiedo sempre qual’ è la storia di ciascun personaggio che coinvolgo. La location assume un altro valore importantissimo. Deve dare una connotazione precisa a tutta la scena e al personaggio stesso. Tutto si trasforma. All’improvviso non ci troviamo più a Cagliari, ma per esempio in una città Americana degli anni 60.

Viviamo in un epoca di transizione, che porta con sé disorientamento, dubbi e angosce. In un epoca travolta dall’incertezza ci si rifugia nel sogno, si cerca di rendere visibile l’invisibile.
Subentra il perturbante, ovvero ciò che porta angoscia, un non-familiare, qualcosa che assomiglia al nostro ambiente domestico ma che in realtà cela in sé un che sconosciuto ed enigmatico
Come diceva Luis Bunuel, fortunatamente da qualche parte in modo casuale e misterioso spunta la fantasia, unica garante della nostra libertà." ( Francesca Randi)















       


















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